Una
grande passione
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mprovvisamente il maestro si ritira e il coro si scioglie. E io rimango
nuovamente sola con il mio grande desiderio di cantare. Io devo cantare.
Cantando riesco ad esprimere una parte di me -una parte importante di me- che
altrimenti rimarrebbe soffocata. Respiro meglio, quando canto. Cantare da sola?
Certo, è bello, divertente e sa rialzare il morale, ma cantare in un coro è
tutta un'altra cosa. Non sei semplicemente tu a cantare una melodia. Altre
persone, con la tua stessa estensione vocale, cantano con te una stessa melodia
e altre persone, con voci ed estensioni diverse dalla tua, cantano altre
melodie. Quando ogni gruppo di persone, cioè ogni sezione di coro, canta
insieme alle altre, quelle voci diverse diventano un'unica voce e le melodie
diverse, a volte molto diverse, si uniscono in armonie.
Mi viene in mente la frase preferita della psicologia della Gestalt: il tutto è più della somma
delle parti. Cantando in coro si può ottenere ciò che una sola voce non
potrebbe mai ottenere; la voce di un solista viene esaltata se alle spalle ha un
buon accompagnamento. Ma essere coro non è così semplice. Bisogna essere
consapevoli del fatto che si ha tutti lo stesso valore, nessuno può ritenersi
più importante o astenersi dal dare il proprio contributo. Non si può cantare
ognuno senza tener conto dell'altro; bisogna cantare la propria parte ascoltando
contemporaneamente anche le altre, senza andare fuori tempo. Per questo è molto
importante il maestro; unico a non cantare, è l'unico che può fornire un
sicuro punto di riferimento, perchè dà gli attacchi, il tempo e le indicazioni
sulle dinamiche. Bisogna seguire il maestro se si vogliono ottenere dei buoni
risultati. Quasi è superfluo dire che ci vuole impegno, costanza e passione...
Ma avere una grande passione e trovarsi nella condizione di non poter esercitare
le proprie capacità è piuttosto frustrante. Mi trovo dunque incerta sul mio
futuro di corista, quando ricevo una telefonata di Emanuele. Una telefonata del
tutto inaspettata, visto che Emanuele ed io ci conosciamo poco e in più, non ci
vediamo da tempo. Cosa vorrà? -Mi ricordo che a te piace cantare- comincia a
spiegarmi -per caso, non ti interessa venire a cantare in un coro...? -Sì, mi
interessa- rispondo subito io. -Bene, allora senti. Io ho fatto una vacanza
studio di otto mesi in Scozia e là sono entrato in un coro composto
esclusivamente da ragazzi e ragazze. Mi è piaciuto così tanto che, quando sono
tornato a casa, ho pensato di formarne uno uguale anche qui. Ho telefonato ad un
amico del Conservatorio per chiedergli di fare da maestro. Si chiama Ivan, ha
ventitrè anni ed è molto bravo. Mi ha detto di incominciare a chiamare gente
ed è quello che io sto facendo. Se vuoi venire anche tu... -Sì, sì. Molto
volentieri. -Come ti ho detto, siamo tutti giovani. L'età và dai sedici ai
ventotto anni circa. Cantiamo a quattro voci miste: Soprani, Contralti, Tenori e
Bassi. Il genere musicale non è dei soliti; facciamo Spiritual e Gospel, Blues,
qualcosa di musica leggera. In futuro potremmo inserire anche qualche strumento.
Questo come nostro repertorio di base. In più, quando ci chiameranno a cantare
da qualche parte, faremo pezzi adatti alla situazione. -Dove andiamo a cantare?
-Ovunque ci chiamino. Cominceremo a cantare qui a Fidenza e dintorni per
beneficienza o simili, poi vedremo. -Va bene. Le prove quando ci sono? -Il Lunedì
e il Venerdì dalle otto e mezza alle dieci e mezza nella sala di musica del
Centro don Bosco. -Abbiamo un nome? -Ci chiamiamo Slangevar. É un termine
gaelico che si usa per brindare. -Molto bene. Ci vediamo Venerdì prossimo.
Ciao. -Ciao.
Nei pochi giorni che mi separano dal primo appuntamento con gli Slangevar, non
faccio altro che ripensare alla telefonata di Emanuele e alla sua proposta. Sono
contentissima perchè potrò di nuovo cantare in un coro. Inoltre, l'idea di un
coro formato da soli giovani è molto bella. L'età media nei cori già
esistenti a Fidenza è piuttosto alta e il genere musicale praticato è quello
religioso e popolare. Un coro di giovani con un genere musicale diverso
rappresenta qualcosa di nuovo. Ritrovarsi per cantare è anche un modo diverso e
creativo di stare insieme e divertirsi. É ammirevole che un gruppo di ragazzi
si impegnino, di propria iniziativa, ad incontrarsi, autodisciplinarsi,
organizzarsi in vista di un obiettivo comune che non ha altro interesse se non
quello di coltivare una propria passione offrendo un servizio, se pur piccolo,
ad altri.
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cco finalmente il tanto atteso incontro. L'ambiente è familiare ed io mi trovo
subito a mio agio. Simpatizzo dapprima con una ragazza che canta con me nei
soprani, poi con un'altra, poi con altre due o tre persone. Al quarto incontro,
finite le prove, andiamo tutti insieme all'Irish Coffee e... accade qualcosa di
inaspettato: alcuni ragazzi, tra loro molto affiatati, riescono a stupirmi e a
conquistarmi con il loro modo di fare schietto e disinvolto. Ivan e Francesco si
scambiano battute improvvisando una specie di scenetta che fa ridere tutti
quanti. Emanuele interviene nei loro discorsi bizzarri ed aumenta la comicità
della situazione. Giorgia e Paola vengono raggiunte dalle frasi pungenti dei tre
attori e, nel tentativo di rispondere a tono, rimangono intrappolate nello
scherzo, mentre io e qualcun altro cominciamo a partecipare attivamente al loro
gioco entusiasmante. Il tempo vola; torno a casa divertita e affascinata. Ivan,
Francesco, Paola, Emanuele e Giorgia si conoscono bene e non si incontrano solo
per cantare negli Slangevar; molto spesso escono al Sabato sera e alla Domenica,
insieme anche ad altri amici. Dopo le prove, io vado sempre a bere qualcosa con
loro, poi comincio ad uscire con loro anche nei giorni in cui non ci sono le
prove, stò insieme a loro continuamente, divento una di loro! Finalmente ho
trovato un gruppo che mi corrisponde interamente; un gruppo di ragazzi che
scherzano e si divertono senza esagerare, che non frequentano esclusivamente
bar, cinema e pizzerie, ma teatri ed auditorium, che si ritrovano anche a casa
dell'uno o dell'altro per un gioco di società o una serata in musica; un gruppo
di ragazzi che sanno organizzare festicciole, gite e brevi vacanze per
divertimento o interesse culturale e artistico. All'interno degli Slangevar, noi
gruppo di "affezionati" siamo quelli che più di tutti si impegnano
per la riuscita del coro. Ivan, in quanto maestro, si occupa della scelta,
dell'arrangiamento e dell'insegnamento dei pezzi; Giorgia, come segretaria,
pensa a tenere aggiornato il registro delle presenze, a fotocopiare le parti, a
procurare il materiale di utilità comune. Il problema più grande del nostro
coro è la scarsità di elementi, perchè in una cittadina come Fidenza, è
molto difficile trovare ragazzi disposti a cantare. Intraprendiamo allora una
specie di campagna pubblicitaria: stampiamo volantini, piccoli manifesti e
biglietti da visita, mettiamo annunci su giornali locali, invitiamo
personalmente ragazzi e ragazze ad unirsi a noi. Io scrivo una lista con i nomi
di persone che potrebbero essere interessate, ricerco numeri telefonici di
ragazzi persi di vista da tempo, chiedo di venire a cantare ad amici, conoscenti
e sconosciuti. Riesco a convincere quattro o cinque persone, tra le quali la mia
cara amica Simona, che a sua volta entra a far parte del gruppo di
"affezionati" e si impegna a trovare nuovi coristi. Così, anche se un
po' a fatica, per il periodo natalizio siamo in numero sufficiente e ci esibiamo
in pubblico quattro volte, in ambienti e situazioni diverse. Chi ci ingaggia è
soddisfatto, chi ci ascolta è piacevolmente impressionato, noi che cantiamo
siamo contentissimi... forza Slangevar! Ma con l'inizio del nuovo anno comincia
la crisi. Emanuele deve svolgere il servizio militare a Milano e può essere
alle prove una sola volta alla settimana, al Venerdì. Simona è impegnata con
il suo ragazzo e può essere alle prove solo al Lunedì. Elena, Chiara e Andrea
sono impegnati con gli Scout e non possono venire a cantare. Qualcuno è
impegnato con la scuola e qualcuno con il lavoro. Anna parte per l'America e
Michele per l'Inghilterra per il progetto Erasmus. Molti altri ragazzi, forse
per svogliatezza, cominciano a saltare le prove e poi se ne vanno uno dopo
l'altro senza più tornare. Un Venerdì sera ci ritroviamo in sei: oltre ad
Ivan, Francesco, Emanuele, Paola, Giorgia ed io. Il Lunedì dopo succede la
stessa cosa e lo stesso anche la prova successiva. Ivan si lamenta del calo di
presenze, d'impegno e di interesse; vuole ritirarsi. Per un attimo rimango senza
fiato. Giorgia quasi si mette a piangere. Emanuele rimane zitto e corrucciato.
Francesco si arrabbia: -Non possiamo smettere proprio adesso! Grande
discussione. Disperato tentativo di rintracciare i coristi perduti. Sembra
riuscire; fallisce. Che fare? D'accordo, siamo rimasti in pochi, noi pochi
affezionati. Ma ci piace cantare, siamo amici, insieme possiamo costruire
qualcosa. Se non possiamo più cantare pezzi che richiedono un certo numero di
persone, possiamo optare per qualcosa di più "leggero", possiamo
imparare a cantare sostenendo una voce da soli... Simona fa una proposta: -Mi
hanno chiesto di scrivere una commedia che verrà tradotta in dialetto e
rappresentata a Giugno in teatro a scopo benefico. Ho pensato di inserire alcune
parti in cui noi potremo cantare. Avremmo anche uno spazio tutto nostro alla
fine della commedia. Cosa ne dite? -Io accetterei- dice il maestro -ma se
vogliamo andare a cantare in teatro dobbiamo lavorare. Allora? -Accettiamo! Noi
Slangevar ci mettiamo tutto il nostro impegno: scegliamo i pezzi adatti e
proviamo, proviamo, proviamo. Insperatamente riusciamo a trovare qualche nuovo
corista; raggiungiamo la decina; ce la faremo? Sì, ce la faremo. Certo, ci
vuole passione...
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