Una grande passione


di Virna Venturini

 

 

 

mprovvisamente il maestro si ritira e il coro si scioglie.
E io rimango nuovamente sola con il mio grande desiderio di cantare. Io devo cantare. Cantando riesco ad esprimere una parte di me -una parte importante di me- che altrimenti rimarrebbe soffocata. Respiro meglio, quando canto. Cantare da sola? Certo, è bello, divertente e sa rialzare il morale, ma cantare in un coro è tutta un'altra cosa. Non sei semplicemente tu a cantare una melodia. Altre persone, con la tua stessa estensione vocale, cantano con te una stessa melodia e altre persone, con voci ed estensioni diverse dalla tua, cantano altre melodie. Quando ogni gruppo di persone, cioè ogni sezione di coro, canta insieme alle altre, quelle voci diverse diventano un'unica voce e le melodie diverse, a volte molto diverse, si uniscono in armonie.
Mi viene in mente la frase preferita della psicologia della Gestalt: il tutto è più della somma delle parti. Cantando in coro si può ottenere ciò che una sola voce non potrebbe mai ottenere; la voce di un solista viene esaltata se alle spalle ha un buon accompagnamento.
Ma essere coro non è così semplice. Bisogna essere consapevoli del fatto che si ha tutti lo stesso valore, nessuno può ritenersi più importante o astenersi dal dare il proprio contributo. Non si può cantare ognuno senza tener conto dell'altro; bisogna cantare la propria parte ascoltando contemporaneamente anche le altre, senza andare fuori tempo.
Per questo è molto importante il maestro; unico a non cantare, è l'unico che può fornire un sicuro punto di riferimento, perchè dà gli attacchi, il tempo e le indicazioni sulle dinamiche. Bisogna seguire il maestro se si vogliono ottenere dei buoni risultati.
Quasi è superfluo dire che ci vuole impegno, costanza e passione... Ma avere una grande passione e trovarsi nella condizione di non poter esercitare le proprie capacità è piuttosto frustrante.
Mi trovo dunque incerta sul mio futuro di corista, quando ricevo una telefonata di Emanuele. Una telefonata del tutto inaspettata, visto che Emanuele ed io ci conosciamo poco e in più, non ci vediamo da tempo. Cosa vorrà? -Mi ricordo che a te piace cantare- comincia a spiegarmi -per caso, non ti interessa venire a cantare in un coro...? -Sì, mi interessa- rispondo subito io.
-Bene, allora senti. Io ho fatto una vacanza studio di otto mesi in Scozia e là sono entrato in un coro composto esclusivamente da ragazzi e ragazze. Mi è piaciuto così tanto che, quando sono tornato a casa, ho pensato di formarne uno uguale anche qui. Ho telefonato ad un amico del Conservatorio per chiedergli di fare da maestro. Si chiama Ivan, ha ventitrè anni ed è molto bravo. Mi ha detto di incominciare a chiamare gente ed è quello che io sto facendo. Se vuoi venire anche tu...
-Sì, sì. Molto volentieri.
-Come ti ho detto, siamo tutti giovani. L'età và dai sedici ai ventotto anni circa. Cantiamo a quattro voci miste: Soprani, Contralti, Tenori e Bassi. Il genere musicale non è dei soliti; facciamo Spiritual e Gospel, Blues, qualcosa di musica leggera. In futuro potremmo inserire anche qualche strumento. Questo come nostro repertorio di base. In più, quando ci chiameranno a cantare da qualche parte, faremo pezzi adatti alla situazione.
-Dove andiamo a cantare?
-Ovunque ci chiamino. Cominceremo a cantare qui a Fidenza e dintorni per beneficienza o simili, poi vedremo.
-Va bene. Le prove quando ci sono?
-Il Lunedì e il Venerdì dalle otto e mezza alle dieci e mezza nella sala di musica del Centro don Bosco. -Abbiamo un nome?
-Ci chiamiamo Slangevar. É un termine gaelico che si usa per brindare.
-Molto bene. Ci vediamo Venerdì prossimo. Ciao.
-Ciao.
Nei pochi giorni che mi separano dal primo appuntamento con gli Slangevar, non faccio altro che ripensare alla telefonata di Emanuele e alla sua proposta. Sono contentissima perchè potrò di nuovo cantare in un coro. Inoltre, l'idea di un coro formato da soli giovani è molto bella.
L'età media nei cori già esistenti a Fidenza è piuttosto alta e il genere musicale praticato è quello religioso e popolare. Un coro di giovani con un genere musicale diverso rappresenta qualcosa di nuovo. Ritrovarsi per cantare è anche un modo diverso e creativo di stare insieme e divertirsi.
É ammirevole che un gruppo di ragazzi si impegnino, di propria iniziativa, ad incontrarsi, autodisciplinarsi, organizzarsi in vista di un obiettivo comune che non ha altro interesse se non quello di coltivare una propria passione offrendo un servizio, se pur piccolo, ad altri.


 

 

 cco finalmente il tanto atteso incontro.
L'ambiente è familiare ed io mi trovo subito a mio agio. Simpatizzo dapprima con una ragazza che canta con me nei soprani, poi con un'altra, poi con altre due o tre persone.
Al quarto incontro, finite le prove, andiamo tutti insieme all'Irish Coffee e... accade qualcosa di inaspettato: alcuni ragazzi, tra loro molto affiatati, riescono a stupirmi e a conquistarmi con il loro modo di fare schietto e disinvolto. Ivan e Francesco si scambiano battute improvvisando una specie di scenetta che fa ridere tutti quanti. Emanuele interviene nei loro discorsi bizzarri ed aumenta la comicità della situazione. Giorgia e Paola vengono raggiunte dalle frasi pungenti dei tre attori e, nel tentativo di rispondere a tono, rimangono intrappolate nello scherzo, mentre io e qualcun altro cominciamo a partecipare attivamente al loro gioco entusiasmante. Il tempo vola; torno a casa divertita e affascinata.
Ivan, Francesco, Paola, Emanuele e Giorgia si conoscono bene e non si incontrano solo per cantare negli Slangevar; molto spesso escono al Sabato sera e alla Domenica, insieme anche ad altri amici. Dopo le prove, io vado sempre a bere qualcosa con loro, poi comincio ad uscire con loro anche nei giorni in cui non ci sono le prove, stò insieme a loro continuamente, divento una di loro!
Finalmente ho trovato un gruppo che mi corrisponde interamente; un gruppo di ragazzi che scherzano e si divertono senza esagerare, che non frequentano esclusivamente bar, cinema e pizzerie, ma teatri ed auditorium, che si ritrovano anche a casa dell'uno o dell'altro per un gioco di società o una serata in musica; un gruppo di ragazzi che sanno organizzare festicciole, gite e brevi vacanze per divertimento o interesse culturale e artistico.
All'interno degli Slangevar, noi gruppo di "affezionati" siamo quelli che più di tutti si impegnano per la riuscita del coro.
Ivan, in quanto maestro, si occupa della scelta, dell'arrangiamento e dell'insegnamento dei pezzi; Giorgia, come segretaria, pensa a tenere aggiornato il registro delle presenze, a fotocopiare le parti, a procurare il materiale di utilità comune.
Il problema più grande del nostro coro è la scarsità di elementi, perchè in una cittadina come Fidenza, è molto difficile trovare ragazzi disposti a cantare. Intraprendiamo allora una specie di campagna pubblicitaria: stampiamo volantini, piccoli manifesti e biglietti da visita, mettiamo annunci su giornali locali, invitiamo personalmente ragazzi e ragazze ad unirsi a noi. Io scrivo una lista con i nomi di persone che potrebbero essere interessate, ricerco numeri telefonici di ragazzi persi di vista da tempo, chiedo di venire a cantare ad amici, conoscenti e sconosciuti.
Riesco a convincere quattro o cinque persone, tra le quali la mia cara amica Simona, che a sua volta entra a far parte del gruppo di "affezionati" e si impegna a trovare nuovi coristi. Così, anche se un po' a fatica, per il periodo natalizio siamo in numero sufficiente e ci esibiamo in pubblico quattro volte, in ambienti e situazioni diverse.
Chi ci ingaggia è soddisfatto, chi ci ascolta è piacevolmente impressionato, noi che cantiamo siamo contentissimi... forza Slangevar!
Ma con l'inizio del nuovo anno comincia la crisi. Emanuele deve svolgere il servizio militare a Milano e può essere alle prove una sola volta alla settimana, al Venerdì. Simona è impegnata con il suo ragazzo e può essere alle prove solo al Lunedì. Elena, Chiara e Andrea sono impegnati con gli Scout e non possono venire a cantare. Qualcuno è impegnato con la scuola e qualcuno con il lavoro. Anna parte per l'America e Michele per l'Inghilterra per il progetto Erasmus. Molti altri ragazzi, forse per svogliatezza, cominciano a saltare le prove e poi se ne vanno uno dopo l'altro senza più tornare.
Un Venerdì sera ci ritroviamo in sei: oltre ad Ivan, Francesco, Emanuele, Paola, Giorgia ed io. Il Lunedì dopo succede la stessa cosa e lo stesso anche la prova successiva. Ivan si lamenta del calo di presenze, d'impegno e di interesse; vuole ritirarsi.
Per un attimo rimango senza fiato. Giorgia quasi si mette a piangere. Emanuele rimane zitto e corrucciato. Francesco si arrabbia: -Non possiamo smettere proprio adesso!
Grande discussione.
Disperato tentativo di rintracciare i coristi perduti. Sembra riuscire; fallisce.
Che fare? D'accordo, siamo rimasti in pochi, noi pochi affezionati. Ma ci piace cantare, siamo amici, insieme possiamo costruire qualcosa. Se non possiamo più cantare pezzi che richiedono un certo numero di persone, possiamo optare per qualcosa di più "leggero", possiamo imparare a cantare sostenendo una voce da soli...
Simona fa una proposta: -Mi hanno chiesto di scrivere una commedia che verrà tradotta in dialetto e rappresentata a Giugno in teatro a scopo benefico. Ho pensato di inserire alcune parti in cui noi potremo cantare. Avremmo anche uno spazio tutto nostro alla fine della commedia. Cosa ne dite?
-Io accetterei- dice il maestro -ma se vogliamo andare a cantare in teatro dobbiamo lavorare.
Allora? -Accettiamo! Noi Slangevar ci mettiamo tutto il nostro impegno: scegliamo i pezzi adatti e proviamo, proviamo, proviamo. Insperatamente riusciamo a trovare qualche nuovo corista; raggiungiamo la decina;
ce la faremo? Sì, ce la faremo.
Certo, ci vuole passione...

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